La riforma del Catasto c’è.

E poggia sui due pilastri anticipati nelle scorse settimane da questo giornale: una lotta strutturale alle case «fantasma» e l’introduzione di nuovi «valori patrimoniali» e di «rendite attualizzate» per avere parametri il più possibile vicini ai «valori normali espressi dal mercato».

Questi nuovi criteri, spiega il testo della delega, si aggiungeranno alle rendite attuali ma senza sostituirle, perché le informazioni prodotte dalla nuova mappatura non saranno «utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali».

Prende forma così l’«operazione trasparenza» evocata la scorsa settimana dal premier Mario Draghi, in base alla quale «nessuno pagherà di più e nessuno pagherà di meno».

La scelta di specificare che le nuove rendite non cambieranno i meccanismi di calcolo delle imposte, Imu in testa, rappresenta una «clausola di pace sociale», o almeno nelle intenzioni di «pace politica», che serve a oliare l’avvio della riforma.

Perché l’operazione è lunga, e prevede una conclusione nel 2026:ma a quel punto, se i nuovi calcoli riusciranno ad andare in porto, sarà complicato spiegare ai proprietari delle case oggi più maltrattate dal fisco che in base ai parametri legati al mercato dovrebbero pagare meno, ma che le loro imposte rimangono quelle vecchie, più alte.

Chi si scoprirà penalizzato dalle rendite attuali, ovviamente, comincerà a invocare l’applicazione dei nuovi valori.

Ma il problema, appunto, è di là da venire, in un calendario lungo.

E la storia recente dei tanti tentativi di riforma del Catasto bloccati sul nascere dall’opposizione interna alle diverse maggioranze dimostra che l’importante è iniziare.

L’obiettivo, dettagliato dall’articolo 7 della legge delega approvata ieri dal consiglio dei ministri, non si limita all’attribuzione a ogni unità immobiliare dei nuovi valori patrimoniali e delle rendite attualizzate.

Il meccanismo prevede anche un sistema di aggiornamento periodico, per evitare che in futuro anche il nuovo Catasto riproduca i problemi di disconnessione dalla realtà che viziano quello attuale, stando sempre attenti che a nessuno sia assegnato un valore fiscale superiore a quello riconosciuto dal mercato.

Uno “sconto” sarà previsto per gli immobili di valore storico-artistico, per tener conto «dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione» oltre che dei tanti vincoli su destinazione d’uso e restauri.

L’altro fronte, si diceva, è quello della lotta strutturale a case e terreni fantasma o abusivi. Una battaglia, questa, che sarà affidata a un’alleanza fra agenzia delle Entrate e Comuni, a cui saranno attribuiti nuovi strumenti per «accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento» dei beni immobili che oggi sfuggono in tutto o in parte al Catasto.

Non solo: per superare una certa pigrizia mostrata in passato dagli enti locali anche quando le norme avrebbero già consentito di intervenire, la delega prospetta anche «incentivi» per i sindaci che si impegnano nella lotta al nero immobiliare. Incentivi facilitati dal fatto che una fetta importante delle imposte sul mattone finisce ai bilanci comunali.

I principi della delega

La legge delega prevede che a partire dal 2026 dovranno essere integrate le informazioni in catasto in base ai seguenti principi:

  • attribuzione, a ogni unità immobiliare, del relativo valore patrimoniale e della rendita in base al valore di mercato;
  • meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite
  • previsione di adeguate riduzioni del valore patrimoniale per gli immobili di valore storico-artistico
  • previsione che le informazioni rilevate secondo i principi sopra indicati non vengano utilizzati per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali.

Scarica la bozza della legge delega sulla riforma fiscale messa a disposizione da E-Valuations

Fonte: IlSole24ore

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